Mi piace l'idea che i tifosi investano nel proprio club - I tifosi sono la linfa vitale del calcio professionistico, sono l'identità dei club. Proprietari, allenatori e giocatori cambiano, ma i tifosi restano sempre - Michel Platini - Presidente U.E.F.A.

INTERVISTA A GIULIO COLETTA, RESPONSABILE SETTORE GIOVANILE DELLA LAZIO

Inserito da Ufficio Stampa - Attilio Palma il 05-04-2011 alle ore 11:48


INTERVISTA A GIULIO COLETTA, RESPONSABILE SETTORE GIOVANILE DELLA LAZIO

Da sette anni al timone del Settore Giovanile della Lazio, il generale Giulio Coletta ha voluto imprimere una svolta come racconta nella sua intervista. Nel pomeriggio, dopo essere stato ospite a Villa La Meridiana a Leuca e a Le Sirenè di Gallipoli, si recherà a Tricase per seguire un raduno di giovani calciatori salentini, tra cui anche alcuni gallipolini.

Generale Coletta, come procede e in cosa consiste il suo progetto ?

"In primis, valorizzare i giovani calciatori italiani. E lo ripeto, italiani perchè c'è molta inflazione di giovani stranieri. Poi, insegnare ai ragazzi le regole di comportamento e di rispetto, oltre alla tecnica. Cerchiamo di formare giocatori per la prima squadra. Purtroppo, nel nostro calcio, tanti talenti si perdono o non vengono considerati presi dalla fretta di vincere a tutti i costi o perchè molto è in mano ai procuratori. I ragazzi vanno fatti crescere con calma, insegnare loro come si gioca con i compagni, far capire loro che non devono montarsi la testa e che nessuno è indispensabile. Chi non ragiona così, non farà strada. Bisogna curare moltissimo questo aspetto. Oltretutto, non tutti i ragazzi crescono allo stesso modo. L'allenatore bravo poi è quello che capisce le caratteristiche del ragazzo e cerca di farlo giocare nel ruolo a lui più congeniale, intuendo anche dove è meglio collocarlo. Pretendiamo questo metodo da tutte le società a noi legate".

Cosa non funzionava quando ha assunto questo incarico ?

"Nulla. Il deserto dei tartari al confronto era un'oasi. Ad esempio, venivano utilizzare sei strutture a Roma e le abbiamo ridotte a due. Dopo il primo anno, ho mandato a casa 78 giocatori. Un bell'aiuto ce lo fornisce Suor Paola che ospita nella sua casa famiglia 9 ragazzi che vengono da fuori e vengono ospitati da noi andando a scuola, agli allenamenti e così via".

Quanto è importante, in quest'ambito, il ruolo dei tecnici ?

"Per me è fondamentale. Innanzitutto, devono essere persone che hanno giocato a calcio, anche in categorie inferiori. Devono insegnare ai ragazzi il gesto tecnico e loro devono imitare e se non hanno giocato a calcio sarebbe un po' difficile. Devono utilizzare un linguaggio corretto, non alzare la voce, non maltrattare verbalmente i ragazzi, capire dove sono le loro lacune e colmarle".

Condivide quindi le linee guida intraprese dal Settore Giovanile e Scolastico della Figc ?

"Certo che le condivido. Pensi che ho scritto un libro dopo 5 anni di esperienza che si chiama: "La quarta dimensione del calcio giovanile" (ediz. Centro Studi Albano ndr.) dove spiego che cosa devono fare gli istruttori, i genitori e i calciatori".

A proposito, come devono comportarsi i genitori ?

"Lasciare il figlio sereno. Non pretendere o sperare che diventi un fenomeno. Le statistiche dicono che solo 1 giocatore su 60mila arriva in serie A o B ed 1 su 80mila in C1 o C2. Abbiamo imposto il rispetto delle regole. Molti genitori riversano sui figli le loro frustrazioni, cercando di far fare loro quello che non sono riusciti da giovani. Devono farli divertire tranquillamente senza caricarli di responsabilità. Pensi che ho mandato via tre ragazzi per colpa dei genitori che erano già stati avvisati di cambiare atteggiamento. In tribuna si segue la partita, senza bisticciare o dire al proprio figlio come o dove giocare. C'è un allenatore per quello. Devono avere fiducia nel nostro lavoro, altrimenti possono andare altrove".

Generale, come le sembra il Salento ?

"Mio cognato è di Lecce. E' una terra molto bella, le gente salentina è disponibile ed ospitale e ci torno sempre volentieri".

 



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